Ognuno di noi ha indubbiamente un insieme di manie, regole e stranezze. Una delle mie riguarda il tempo dedito all’ascoltare altre persone. Nel tempo la mia asocialità ha sviluppato una sorta di insofferenza riguardo le emissioni fonetiche e, come ogni emissione ritenuta nociva, a lungo andare si deve assolutamente trovare un rimedio o soluzione. La prima parte è indubbiamente il riconoscimento dei fattori, o il “modello” che esprime il fenomeno, e sucessivamente trovare un sistema di contromisure da adottare. Insomma ciò che voglio è trovare un “protocollo di kyoto” per le “emissioni fonetiche non desiderate”, che verrà chiamato d’ora in poi “protocollo di jojo”.
Inizamo col modello: nei giorni lavorativi, dall’esatto istante in cui mi sveglio, fino alla fine della tazza di caffèlatte non devo sentire alcuna parola.Nessuna. Niente suoni articolati pronunciati da esseri viventi devono arrivare al mio timpano.
Matematicamente: detta P la quantità di parole, t il tempo sia:
- t0 il momento della sveglia
- tc la fine del caffellatte
DEVE:
P(t0<t<tc) = 0
Il modello porta quindi ad una procedura di regolamentazione, del protocollo di jojo, denominata “Azioni di contenimento per il periodo caffellatorio di transizione”.
L’attuazione del protocollo deve avvenire senza sconvolgimenti estremi. Nello stato di jojo&babi la soluzione che ho adottato è una soluzione falso-romantica-puramente-egoistica: con la scusa di preparare la colazione alla mia amata e di “alzarmi presto per aiutare il mio metabolismo”, la mia sveglia è puntata 1.18 minuti prima. In questo modo la mia colazione avviene nel più totale silenzio.
Questa è una attuazione evoluta rispetto a quella adolescenziale che prevedeva il “metodo Homer”, non sempre raggiungibile: il metodo, utilizzato nello stato “jojo&genitori”, consiste nel porre il cervello in stand-by durante la colazione, focalizzando l’ attenzione su delle scimmiette che si solleticano, impedendo perciò la ricezione intellettiva dei dialoghi mattutini di mia madre (il metodo in alcuni testi è chiamato “metodo screensaver”).
Il secondo periodo è l’arrivo in ufficio. Il problema principale qui è discernere il contenuto informativo delle parole utilizzate dai colleghi e l’effettivo quantitativo di parole utilizzato nell’arco della giornata. Per modellizzare questo, ho idealizzato il “word budget”. Questa quantità, indicata con W, rappresenta il numero massimo di parole spendibili nell’arco della giornata da un singolo individuo, pesato dal contenuto informativo delle stesse. Il peso p di una parola w è una quantità compresa tra 0 e 1. Quindi possiamo dire che il word budget di una persona è, considerando con U il simbolo unione, indicato in
W = Up*wi , per i = 0 a N.
N rappresenta il numero massimo di parole che si concede ad un individuo, stabilito grazie ad una statistica precedente.
Il problema è che se una persona esaurisce il suo budget subito, utilizzando un numero elevato di parole con contenuto informativo basso, si ha che le successive parole a contenuto informativo alto, sforando il budget, verranno ignorate.
é questo il caso della mia collega di banco, ad esempio. Lei, che tendenzialmente mi sta simpatica, ha la mania di esaurire il suo budget nella prima mezz’ora (tra l’altro interagendo con effetti non lineari ancora residui del periodo caffellatoso), elencando inutili particolari sul suo viaggio in auto dall’abitazione all’ufficio, e con la enunciazione fonetica delle sue azioni, ad esempio: “ora mi abbasso la sedia”, “prendo la penna e firmo il foglio” e cosi via. Il budget rapidamente decresce e quindi a fine giornata il firewall è impostato in modalita “block all”, e vengono ignorate informazioni del tipo “Ho completato il task affidatomi”. Matematicamente si esprime indicando con C l’attenzione dedicata, e si ottiene
C (p*Wj) –> 0, per j -> inf | j > N
(trad.: l’attenzione dedicata, tende a zero per ogni parola superiore al buget).
Il protocollo di jojo prevede il “trattamento dei residui nocivi al 10% lavorativi”. La soluzione consiste, oltre al metodo Homer che però crea problemi di rendimento anche per attività collaterali, nell’utilizzo di software appositi.
Il migliore consiste nel “generatore di rumore bianco”. Tale software genera un costante fruscio, a tutte le frequenze, simile al rumore di “radio FM che non prende..”. Tale rumore, grazie all’ausilio di cuffie, permette l’isolamento completo dall’ambiente esterno.
Alcuni software più evoluti utilizzano suoni prelevati da ambienti naturali (rive, boschi..) ma il loro utilizzo crea dipendenza, e in alcuni soggetti si è manifestato il problema di “evasione da ufficio e presentazione domanda di assunzione nelle guardie forestali tibetane”.
Il protocollo di jojo è un protocollo OpenSource protetto da licenza GPL? (“Già Parlando il Lunedì?”).
Si spera in un fruttuoso scambio di opinioni (scritte, non verbali) per la stesura del protocollo jojo 0.2.